L’esito complessivo della XI missione in Iraq-Kurdistan iracheno, 14-22 marzo 2008, si può cosi sintetizzare:
1) l’attività è stata condotta secondo quanto programmato, in condizioni di massima sicurezza e in maniera perfettamente integrata e coordinata con le Istituzioni locali;
2) 28 bambini affetti da gravi cardiopatie congenite sono stati operati, e circa 300 bambini con problemi cardiologici, ematologici, neurochirurgici e oncologici sono stati sottoposti a valutazione clinico-anamnestica. Va a tal proposito rilevato che un’attività clinica di tale livello di complessità mai prima d’ora era stata svolta nella Regione del Kurdistan iracheno e nell’intero Iraq, e che le patologie oggetto dell’intervento rappresentano un problema estremamente rilevante che interessa migliaia di bambini che non hanno alcuna possibilità di accesso alle cure e che pertanto, date le dimensioni, ha valenza di problema sociale, oltre che sanitario, in tutto il Medio Oriente e in particolare in Iraq;
3) a tutte le sessioni di attività cliniche, organizzative e manageriali hanno partecipato e operato direttamente medici e amministratori curdi e iracheni, formatisi in Italia e in loco nel corso del Progetto, dimostrando enormi progressi rispetto a un anno fa. In riferimento a quest’ultimo aspetto, inerente la formazione e l’addestramento del personale locale, occorre ribadire che i professionisti italiani e i medici e amministratori locali curdi e iracheni che hanno partecipato nel corso della presente missione alle varie sessioni di lavoro, di training e di workshop sono stati oltre 100, e che le attività si sono svolte in tutte le principali città del Kurdistan iracheno.
L’outcome clinico e organizzativo preliminare è stato:
a) in cardiochirurgia sono stati operati 28 bambini, con mortalità zero. Nel corso dell’attività cardiochirurgica espletata è stato esaminato, congiuntamente con il personale locale, l’outcome dell’attività di cardiochirurgia pediatrica condotta presso il Centro EMC di Erbil, analizzando retrospettivamente il registro operatorio a sei mesi dall’inizio dell’attività chirurgica, dal quale risultavano operati 6 bambini, con un outcome di 5 decessi, operatori o nei tre giorni successivi all’intervento. Tale analisi ha consentito il riesame congiunto, con i professionisti locali, delle procedure adottate e la ridefinizione dei protocolli appropriati da adottare in ciascuna fase operatoria e post-operatoria. L’esito finale della settimana di lavoro congiunta è stata la chiara definizione dei protocolli di intervento, delle appropriate modalità di lavoro, delle competenze e conoscenze richieste ai fini dell’espletamento dell’attività del Centro, nonché delle ulteriori esigenze e bisogni formativi, con la pianificazione finale di programmi mirati di training e addestramento per i differenti livelli di professionalità e competenze richieste;
b) per quanto riguarda la onco-ematologia, il risultato documentato emerso nel corso del workshop è stato molto chiaro: la sola applicazione di protocolli condivisi e confrontati sistematicamente (con teleconsulto e videoconsulto) ha determinato sui due gruppi di pazienti in cura presso il centro di ematologia di Erbil (Nanakali Hospital), tutti casi osservati e confrontabili, una riduzione della mortalità dal 100% a circa il 30%. Tale drastico miglioramento è stato conseguito unicamente a seguito dell’adozione di nuove pratiche e modalità comportamentali apprese nel corso del training espletato e nell’abbandono delle pratiche scorrette precedentemente in uso. E’ stato pertanto deciso di proseguire l’iter intrapreso, focalizzando l’intervento principalmente sulla necessità di disponibilità dei farmaci, in molti casi non reperibili in loco, e potenziando nel contempo il training del personale locale anche mediante il consolidamento di tecniche di e-learning e di teleconsulto già proficuamente sperimentate nel corso del Progetto;
c) è stata verificata l’effettiva adozione da parte del personale di idonee norme igieniche negli spazi sensibili (sale operatorie e terapie intensive), secondo quanto da noi indicato circa sei mesi fa: queste sono risultate applicate in modo adeguato, pur essendo ancora suscettibili di miglioramenti;
d) è stato affrontato e condiviso con tutti i professionisti locali e con le autorità sanitarie il problema delle Banche del Sangue, la cui principale criticità è rappresentata dalle modalità non sicure ed empiriche di raccolta e di distribuzione del sangue, come dimostrato dagli esiti valutati sulla popolazione dei talassemici, da cui è emerso che circa il 50% dei trasfusi ha contratto infezioni di vario tipo (epatiti, HIV ed altro). La soluzione condivisa è stata quella della definizione di un piano normativo delle Banche del Sangue e lo sviluppo di una rete di Banche centralizzate, a cominciare delle principali città del Kurdistan, afferente a una Banca centrale di riferimento a Baghdad;
4) sono state incontrate tutte le Istituzioni locali. Con il Ministro della Sanità curdo è stato convenuto, di concerto con il Ministro della Sanità iracheno, sentito telefonicamente, di fissare un incontro a Baghdad in riferimento al grande interesse manifestato per il Progetto in corso e alla chiara intenzione, espressa da entrambi, di proseguire il lavoro avviato, rendendosi altresì disponibili al sostegno finanziario del programma. In relazione a quest’ultimo aspetto è stato consegnato formalmente un draft modulare di accordo possibile che è attualmente alla valutazione del Primo Ministro del Kurdistan iracheno, del Ministro della Sanità iracheno e del Ministro della Sanità del Kurdistan, convenendo con tutti che tale documento è la base di merito del prossimo incontro da svolgersi a Baghdad e a Erbil.